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Piantare il seme della ricerca

La meditazione è un modo totale di vivere, non un'attività par­ziale o frammentaria. La meditazione non è un modo di vita orien­tale o occidentale. La vita non è né occidentale né orientale. La vita è semplice essere. I legami di razza, di nazionalità, di reli­gione, le frontiere dello spazio e del tempo, sono assolutamente irrilevanti per la vita e per il vivere. La meditazione trascende tutte le dualità, tutte le divisioni arbi­trarie e le frammentazioni. È un modo di vivere rivoluzionario per chi ha il coraggio di vivere nella verità. Ma lo abbiamo questo stimolo a vivere nella verità? Sentiamo lo stimolo a penetrare con chiarezza i pesanti strati dei condiziona­menti, delle facili credenze circa l'essenza del vivere, dei concetti di tempo e di spazio ed entrare in diretta comunione con la vita così come essa è? Siamo veramente insoddisfatti di vivere secondo le formule che ci hanno prescritto? Siamo veramente scontenti della meschinità della frammentazione del vivere alienati? Desideriamo ardente­mente la vitalità, la risonanza della verità? Generalmente, siamo a conoscenza di due stati dell'essere che si manifestano nelle nostre attività fisiche o mentali. Conosciamo lo stato di costrizione. Il corpo è mosso da un impulso e la mente è mossa da una motivazione. Questi impulsi o motivazioni possono manifestarsi al livello sia cosciente sia subcosciente, e tuttavia diri­gono, forzano le nostre attività. Conosciamo anche lo stato di le­targia, di inerzia, di pigrizia. La letargia può essere il risultato di uno sforzo fisico o di uno stato mentale depressivo; può avve­nire volontariamente o involontariamente. Non conosciamo affatto lo stato di libertà oltre i movimenti condizionati, e oltre le motivazioni e le costrizioni. Non sappiamo che cosa significa vivere in pace e in compassione, vivere senza motivazioni, senza causa, senza ambizione. Se davvero ci sentiamo spinti a scoprire cosa c'è oltre il movi­mento condizionato dell'ego, cosa c'è oltre lo spaziò e il tempo, cosa c'è oltre i simboli e i concetti, se c'è la passione per una vita totale, le nuove priorità del vivere si risvegliano nel cuore. Non siamo più confusi riguardo a ciò che è importante nel vivere. Le ambizioni e le gelosie non possono più tirarci in una direzione in un giorno e nell'altra in un altro. Ciò che è essenziale ci diventa molto chiaro. Quando c'è la fiamma della ricerca, un ardente bisogno di impa­rare, di scoprire, di vedere per la gioia del vedere, allora svanisce l'inibizione dei motivi, svaniscono le intenzioni e le ambizioni. Questo stato disinteressato che può maturare nella meditazione è vitale e necessario all'inizio della ricerca. Ogni motivazione crea un'inibizione e nella sua propria ombra trasporta paura. Ogni ambizione porta con sé paura del fallimento e frustrazione. Una ricerca genuina non solo elimina l'inibizione delle paure represse, e della rigidità dell'ambizione, ma crea la fles­sibilità dell'umiltà. La delicatezza e la flessibilità sono essenziali per imparare, per una trasformazione. La ricerca richiede l'assenza della paura, e la mancanza di paura non è possibile fino a quando non ci sono fles­sibilità e umiltà. L'umiltà e la delicatezza liberano molte energie latenti - mu­scolari, nervose, ghiandolari, cerebrali e non - che sono bloccate dalla rigidità della coscienza egoica. Quando siamo sensibili allo spirito della ricerca e vogliamo imparare con gli occhi, con le orec­chie, con il naso, attraverso i nervi del nostro essere, queste ener­gie vengono liberate. Un'indagine genuina risveglia l'umiltà, ma un'indagine che è rea­zione alle frustrazioni, ai fallimenti, o ai disaccordi della vita, o dove c'è l'ambizione di acquisire qualcosa di diverso dal mondo economico, politico, materiale, qualcosa di esotico nel regno dell'oc­culto, lascia il cercatore con le stesse rigidità della struttura egoica. Una ricerca basata sulle reazioni e sulle ambizioni ci porterà sol­tanto là dove arriva l'abbrivo della limitata energia dell'io. Se viaggiassimo sulla spinta delle frustrazioni o delle ambizioni, il nostro viaggio sarebbe probabilmente corto. L'indagine motivata da ambizioni e reazioni di qualsiasi natura non maturerà nello stato della meditazione. Se nella ricerca i mo­tivi dell'ego sono dominanti, la trasformazione ovviamente non sarà possibile. Le motivazioni ci tengono imprigionati nella limi­tata sfera dell'ego, ma mantengono l'essere nella rigidità delle aspettative e delle anticipazioni. Un organismo rigido e legato non ha l'apertura, la sensibilità sufficiente per far accadere qualcosa di interamente nuovo, spontaneo, inaspettato. La bellezza della ricerca è quella di non poter essere decisa a priori con la stessa certezza con cui si traccia un percorso su una mappa. Per chi di noi ama veramente vivere, l'imprevedibilità della ricerca è una gioia e non un problema. Se però cerchiamo di aggrapparci alle certezze del conosciuto, mantenendo la rigidità del processo conoscitivo mentre ci apriamo all'ignoto, è probabile che ne usciremo frustrati. L'osservatore è come un bambino sensibile e arrendevole, che è vulnerabile al tocco della vita, esposto totalmente all'essenza della vita senza alcun meccanismo difensivo. Avete mai osservato i bambini quando imparano qualcosa? Avete mai osservato i loro occhi, i loro movimenti, il modo in cui si siedono, toccano le cose, avete notato la delicatezza e la duttilità con cui cre­scono e si sviluppano? Tutto il loro essere è una fiamma di ricerca. Proprio come un bambino è aperto, sensibile alle vibrazioni della vita, un cercatore genuino abbandona la rigidità della struttura egoica e si apre umilmente, ricettivo alle vibrazioni della vita. La persona in cui l'autentico e genuino stato della ricerca è nato, è benedetta. Questa sincera indagine matura nella realizzazione, trasforma tutto l'essere nello stato della meditazione.

Vimala Thakar

 
athayoganusasanam